Non c’è spiegazione logica per la cosa; né la bizzarria dell’artista, né la posizione particolare nella composizione, né motivi religiosi, magici o apotropaici. Vien quasi da pensare ad un errore dello scalpellino (evidentemente non sapeva leggere e pose a rovescio la traccia di scrittura) che eseguì in loco l’incisione e che non fu debitamente controllato dai committenti o dall’artista. Lo stile della scrittura maiuscola dell’epigrafe sembrerebbe poi una evoluzione delle scritture caroline e carolinge, con il comparire dei tratti terminali delle lettere (le grazie) e alcune particolarità che ritroveremo, in analoghe epigrafi, negli anni a venire (si veda ad esempio la grafia della lettera A oppure l’andamento a spirale della G, in ‘Augustus’, che appare uguale a quello della penultima riga della dichiarazione di Oderisio nella Abbazia di San Giovanni in Venere). Anche l'uso della h minuscola in un contesto maiuscolo è diffuso nella epigrafica coeva; vi fa ricorso, ad esempio, Wiligelmo nelle formelle del Duomo di Modena. tratto da: www.sdz.aiap.it/topografie/9381
lunedì 17 marzo 2014
Arezzo, la Pieve e i mesi inversi
Edificata tra il XII e il XIII secolo la Pieve di Arezzo (Santa Maria della Pieve) è una delle più importanti e famose chiese romaniche della Toscana. Nel 1216 furono collocate, nell’archivolto del portale d’ingresso, le statue policrome allegoriche dei mesi, generalmente riferite o perlomeno ispirate alla scuola dell’Antelami (che aveva dotato di simile allegoria, anche se con maggior sapienza, il Battistero di Parma nella seconda metà del secolo precedente). Singolarità dell’opera, su cui in genere si glissa, è il fatto che alcune delle iscrizioni (‘Hic est Februarius’, ‘Hic est Iunius’) risultano speculari secondo l’ordinario senso di lettura.
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